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sabato 22 maggio 2021

Mosta, tra leggenda e realtà


MOSTA TRA LEGGENDA E REALTA'



Una cosa è certa, non puoi passeggiare  godendoti del tutto una giornata e quello che hai intorno, senza ascoltare un po’ di buona musica; l’ideale per oggi sarebbe Let it be dei Beatles. Ed è proprio con queste note che mi sento ispirato e mi fa tornare in mente qualcosa di veramente leggendario. Beh si, detto così potrebbe sembrare troppo, ma immaginate di essere in giro per Mosta, un paese che si trova quasi esattamente al centro di Malta e, alzando la testa per aria, ovunque voi siate, non si può fare a meno di vedere da la maestosità di questa costruzione degna dei migliori Renzo sparsi nel mondo. Una cupola, o per come mi piace chiamarla ''La Grande Cupola'', che diventa la vostra stella polare in caso abbiate perso la strada.
Ma prima di arrivare a questo ‘’er cupolone’’ maltese, non possiamo fare a meno di passare prima davanti ad uno spettacolo della natura, direi quasi una delizia per gli occhi che si immergono in una vallata che taglia a metà gran parte della cittadina.

Una valle con una leggenda che l’accompagna fin dal lontano 1760 circa, anni che hanno sconvolto più nazioni per colpa di invasori crudeli; e una delle tante invasioni che hanno caratterizzato questa nazione è quella turca.

È una giornata come tante altre, e una giovane ragazza e i suoi fratelli sono giù a valle per il consueto lavoro da pastori, quando ad un tratto i saraceni fanno il loro approdo nella valle.

Qui, ovviamente, capirete che la fuga è l’unica via di scampo che ci può essere per i fratellini, che riuscirono a sfuggire velocemente ai malintenzionati, grazie soprattutto alla loro sorellona che gliene diede modo. Ma è proprio a questo punto della storia che prende forma la leggenda.


La giovane donna non si perse d’animo e continuò la sua corsa contro il tempo, e contro gli invasori, continuando a correre in cerca di un rifugio anche per lei, fino a che, ormai stremata e troppo impaurita, riuscì a nascondersi in una grotta. Qui la ragazza cercò l’ultimo aiuto possibile rimasto pregando la Madonna che, secondo la leggenda, intervenne tessendo una ragnatela al suo ingresso affinchè gli invasori vedendola intatta continuarono a cercare altrove.
Scendendo giù nella valle, si può sentire ancora oggi, tutta la disperazione ed allo stesso tempo la voglia di volercela fare a tutti i costi senza mai perdere la speranza, così da poter essere ancora una volta artefici del proprio destino. Ed appunto per questo che la valle venne chiamata ‘’Valle della Speranza’’, costruendo sulla grotta miracolata la ‘’Cappella della Speranza’’.

Certo, scendere nella valle per percorrere il sentiero ormai dismesso fa venire la pelle d’oca; ma trovarsi di fronte alla piccola grotta che ha di certo salvato più vite di quello che si racconta, è qualcosa che difficilmente si dimentica.

Ma ecco che continuando a passeggiare ci troviamo finalmente faccia a faccia con la mastodontica cupola, la terza più grande al mondo, una costruzione basata sul Pantheon di Roma, ed una struttura miracolata durante gli attacchi della seconda guerra mondiale.

Eh già…era l’8 aprile del 1942 quando una bomba sganciata da un aereo tedesco, colpì la cupola irrompendo nella chiesa durante una messa, precipitando in mezzo alle navate ma senza esplodere, senza ferire gravemente nessuno dei fedeli e che prontamente fu disinnescata.
Signore e signori, sto parlando della ‘’Rotonda di Santa Maria Assunta’’, questo è il suo nome con le 12 statue degli  apostoli che fanno da guardia alla padrona (e patrona) di Mosta.

Al suo interno ci si può far venire i brividi guardando la riproduzione della bomba e tutti gli affreschi che vi riempiranno gli occhi a festa, e ancora farsi prendere dalla curiosità scendendo giù ai rifugi di guerra sotterranei per visitare i World War ll Shelter, ma solo dopo aver guardato il panorama direttamente dal tetto di questo grande fiore all’occhiello che possiamo trovare qui a Malta.

Bene, ora che siamo ben cotti da questa lunga passeggiata immersa tra mito e realtà, è arrivato il momento di fermarci e fare uno spuntino a base di pastizzi, sperando solo che Dylan non me li rubi tutti.


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